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Che cos’è? Come si manifesta?

Si definisce scoliosi dell'adulto una deformità scoliotica della colonna vertebrale di più di 10° in soggetti scheletricamente maturi (Fig. 1). La scoliosi dell'adulto si differenzia dalla scoliosi idiopatica dell'età evolutiva poiché è una deformità generalmente più rigida, responsabile di sbilanciamento della colonna vertebrale e causa di dolore; inoltre, spesso si associa un restringimento del canale lombare (stenosi). La scoliosi dell'adulto si classifica, dal punto di vista eziologico, in scoliosi di tipo I, II e III.

Fig.1. Scoliosi dell'adulto

La scoliosi di tipo I è chiamata scoliosi degenerativa primaria o "de novo scoliosi" poiché è una deformità che compare primitivamente nell'adulto, verosimilmente a causa di fenomeni artrosici interessanti la colonna vertebrale. Più spesso la "de novo scoliosis" interessa la colonna lombare o toracolombare e si associa ad uno sbilanciamento in cifosi (ossia in avanti) del tronco.

La scoliosi di tipo II è chiamata anche scoliosi idiopatica progressiva nell'adulto poiché è una deformità dell'adulto conseguenza di una scoliosi nell'adolescenza; le caratteristiche della scoliosi di tipo II variano a seconda del tipo di scoliosi adolescenziale e del trattamento pregresso.

La scoliosi di tipo III, chiamata anche scoliosi degenerativa secondaria, è conseguenza di una scoliosi adiacente (di varia natura) o di una patologia interessante gli arti inferiori o di patologie metaboliche dell'osso (che causano fratture vertebrali).

Il sintomo più frequente della scoliosi nell'adulto è il dolore interessante la colonna vertebrale; talvolta si associa un dolore interessante anche gli arti inferiori.
Il dolore alla colonna vertebrale è la conseguenza dei fenomeni artrosici, dell'instabilità e dell'affaticamento muscolare.
Il dolore agli arti inferiori, invece, è conseguenza delle compressione-trazione delle radici spinali, causata dalla scoliosi, o della stenosi del canale vertebrale spesso associata.

Quando il dolore agli arti inferiori è causato dalla stenosi del canale, esso è generalmente scarso a riposo ma diviene sempre più evidente con la deambulazione, fino a che il paziente è costretto a fermarsi. La sosta determina l'attenuazione della dolore che però ricompare dopo un altro tragitto; nelle fasi avanzate la durata della deambulazione si riduce sempre di più, costringendo il paziente a soste sempre più frequenti. Questo fenomeno tipico si chiama claudicazione neurogena intermittente.
Altro sintomo della scoliosi dell'adulto è lo sbilanciamento del tronco che può comportare la sensazione che gli arti inferiori siano di lunghezza differente. Raramente si verificano deficit neurologici degli arti.

Gli elementi che orientano verso la diagnosi di scoliosi dell'adulto sono:
  • L'età del paziente.
  • I segni e sintomi di scoliosi e sbilanciamento del tronco.
  • Le indagini strumentali (la radiografia, la T.C. e la Risonanza Magnetica (RM).


Come si cura?

Il trattamento della scoliosi dell'adulto può essere di tipo conservativo o chirurgico. La scelta del trattamento più adeguato deve prevedere un'accurata valutazione della deformità, delle caratteristiche del dolore, della responsività alle eventuali terapie pregresse e delle possibili malattie associate all'età medio-avanzata (valutazione multidisciplinare).

Trattamento conservativo
Il trattamento conservativo ha lo scopo di ridurre il dolore e contenere l'aggravamento della scoliosi. Questi obiettivi possono essere soddisfatti mediante una serie di provvedimenti quali il corsetto ortopedico (Fig. 2 e 3), la riabilitazione e la terapia infiltrativa. Il corsetto ortopedico deve essere di tipo rigido, realizzato su misura e indossato durante le ore diurne; l'utilizzo del corsetto va integrato con la riabilitazione al fine di mantenere un adeguato tono-trofismo della muscolatura del tronco. Nel caso sia presente una sintomatologia irradiata agli arti inferiori, non responsiva ai comuni farmaci anti-dolorifici, è indicato il trattamento infiltrativo (infiltrazione foraminale o epidurale).


Fig.2. Corsetto lombare ovale Fig.3. Corsetto Crocera

Trattamento chirurgico
Il trattamento chirurgico ha come obiettivi la correzione e la stabilizzazione definitiva della scoliosi, prevenendo i dolori vertebrali e gli effetti della deformità vertebrale sull'apparato respiratorio e cardiocircolatorio che possono comparire nel tempo. Questi vantaggi vanno considerati alla luce delle possibili complicanze legate all'intervento, di frequenza limitata al 5% dei casi.
La correzione chirurgica della scoliosi prevede oggigiorno l'artrodesi delle vertebre coinvolte nella deformità, con interventi per via posteriore e/o anteriore – toracica e/o addominale (Fig. 9 e Fig. 10). La scelta della via chirurgica è condizionata da molteplici fattori quali il tipo e l'entità della deformità, l'età e le caratteristiche cliniche del paziente. L'artrodesi si ottiene grazie all'innesto di osso prelevato dallo stesso soggetto e/o da donatore, oppure di osso artificiale, previa correzione della deformità con barre e impianti in acciaio o titanio che non vengono mai rimossi se non in caso di complicanze.

Fig.4.
Femmina, 60 anni, de novo scoliosi lombare. Radiografie prima dell'intervento (a sinistra) e dopo l'intervento di correzione e artrodesi posteriore (a destra).

La durata del ricovero ospedaliero per un intervento di artrodesi vertebrale per scoliosi è di circa una settimana. A questo segue un periodo di riabilitazione assistita, posturale e respiratoria, di circa 15-20 giorni. Alla fine del primo mese il soggetto è di solito in grado di svolgere le normali attività quotidiane ed entro il secondo mese di riprendere attività aerobiche leggere quali il nuoto e la corsa. Successivamente la ripresa sarà gradualmente completa, evitando comunque attività sportiva impegnative o agonistiche. Non sembrano comunque sussistere differenze significative nella qualità di vita di un adulto operato per scoliosi, rispetto ad un adulto non affetto da scoliosi di ambedue i sessi.


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