SCOLIOSI IN ETA' EVOLUTIVA

Che cos’è? Come si manifesta?

E' definita Scoliosi la deviazione della colonna vertebrale sul piano frontale. Nella scoliosi vera (scoliosi strutturale) tale deviazione si associa alla rotazione della colonna vertebrale e per questo motivo la scoliosi strutturale non è correggibile in posizione sdraiata (Fig.1).

L'atteggiamento scoliotico, invece, non è una vera scoliosi e si può definire come una deviazione della colonna sul piano frontale senza rotazione vertebrale, e quindi completamente correggibile in posizione sdraiata.

Fig.1. Scoliosi strutturale Fig 2. Gibbo costale

Il riscontro obiettivo più semplice di una possibile scoliosi si effettua facendo flettere in avanti il soggetto a gambe tese: in caso di scoliosi si potrà osservare l'asimmetria del profilo della cassa toracica, la presenza di un gibbo costale e/o di una salienza lombare (Fig. 2).
La conferma si otterrà attraverso l'esecuzione di una radiografia della colonna vertebrale (radiografia della colonna in "toto" in piedi) in due proiezioni.



Come si cura?

Di fronte ad una scoliosi strutturale con caratteristiche evolutive, il trattamento può essere conservativo o chirurgico.

Trattamento conservativo
Il trattamento conservativo, che consiste nell'utilizzo del corsetto e nella riabilitazione, viene indicato per scoliosi maggiori di 20° in età pre-puberale e puberale. Gli obiettivi del trattamento conservativo sono di arrestare l'aggravarsi della scoliosi e, secondariamente, di migliorare l'aspetto estetico attraverso il modellamento del gibbo e della salienza lombare. Nel caso di scoliosi maggiori di 25°, il trattamento ortopedico inizia con l'applicazione di un busto gessato modellato sul paziente in posizione sdraiata e in trazione in modo tale da ottenere una valida correzione (Fig. 3).

Fig.3. Femmina, 13 anni. Radiografie prima del gesso (a sinistra) e sottogesso (a destra) di scoliosi idiopatica a doppia curva.
Si noti l’entità della correzione delle due curve sottogesso.



Solo in un secondo momento si passerà al corsetto ortopedico che avrà lo scopo di mantenere la correzione ottenuta con il busto gessato. Esistono diversi tipi di corsetti, i quali hanno indicazioni diverse a seconda del tipo della scoliosi e della età del paziente. Fra i più utilizzati, il classico corsetto Milwaukee (Fig. 4), il Charleston (Fig. 5), il Lionese (Fig. 6) e lo Cheneau (Fig. 7).
Fig.4. Corsetto Milwaukee Fig. 5. Corsetto Charleston
Fig. 6. Corsetto Lionese Fig. 7. Corsetto Cheneau



Il corsetto dovrà essere indossato per un numero di ore superiore alle 20 al giorno per essere efficace, e solo verso la fine della crescita scheletrica (circa 3 anni dopo l'inizio della pubertà), in base alla correzione, si potrà scendere sotto questo limite.
Nei casi di scoliosi in cui l'evoluzione si manifesti malgrado il trattamento con corsetto ortopedico, e nei casi non trattati, in cui la deformità raggiunga valori angolari importanti (oltre i 45° Cobb), è indicato il trattamento chirurgico (Fig. 8).

Fig.8. Femmina, 15 anni, affetta da scoliosi dorsolombare in malattia di Marfan. Si noti l'evoluzione peggiorativa della deformità dopo 2 anni.



Trattamento chirurgico
Il trattamento chirurgico ha come obiettivi la correzione e la stabilizzazione definitiva della scoliosi, prevenendo i dolori vertebrali e gli effetti della deformità vertebrale sull'apparato respiratorio e cardiocircolatorio che possono comparire nel tempo. Questi vantaggi vanno considerati alla luce delle possibili complicanze legate all'intervento, di frequenza limitata al 5% dei casi.
La correzione chirurgica della scoliosi prevede oggigiorno l'artrodesi delle vertebre coinvolte nella deformità, con interventi per via posteriore e/o anteriore – toracica e/o addominale (Fig. 9 e Fig. 10). La scelta della via chirurgica è condizionata da molteplici fattori quali il tipo e l'entità della deformità, l'età e le caratteristiche cliniche del paziente. L'artrodesi si ottiene grazie all'innesto di osso prelevato dallo stesso soggetto e/o da donatore, oppure di osso artificiale, previa correzione della deformità con barre e impianti in acciaio o titanio che non vengono mai rimossi se non in caso di complicanze.

 

Fig.9.
Radiografia preoperatoria
Maschio, 14 anni, scoliosi neuromuscolare dorsolombare
Radiografia postoperatoria
Correzione e artrodesi posteriore

Fig.10.
Radiografia preoperatoria
Femmina, 17 anni, scoliosi idiopatica dorsale
Radiografia postoperatoria
Correzione e artrodesi anteriore

 

La durata del ricovero ospedaliero per un intervento di artrodesi vertebrale per scoliosi è di circa una settimana. A questo segue un periodo di riabilitazione assistita, posturale e respiratoria, di circa 15-20 giorni. Alla fine del primo mese il soggetto è di solito in grado di svolgere le normali attività quotidiane ed entro il secondo mese di riprendere attività aerobiche leggere quali il nuoto e la corsa. Successivamente la ripresa sarà gradualmente completa, evitando comunque attività sportiva impegnative o agonistiche. Non sembrano comunque sussistere differenze significative nella qualità di vita di un adulto operato per scoliosi, rispetto ad un adulto non affetto da scoliosi di ambedue i sessi.